lunedì 22 novembre 2010

Ascoli Piceno, Ornella Muti a teatro con “L'ebreo” di Gianni Clementi


Diva ed icona italiana di bellezza, Ornella Muti alla sua prima esperienza teatrale, sarà in scena - insieme a Duccio Camerini e Mimmo Mancini diretti da Enrico Maria Lamanna - mercoledì 24 e giovedì 25 novembre al Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno con “L'ebreo” di Gianni Clementi



Lo spettacolo – proposto ad Ascoli nell’ambito della stagione promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Ascoli e dall’AMAT con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno e realizzata in collaborazione con la Regione Marche e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e con la partnership di Pfizer Global Manufacturing - Stabilimento di Ascoli Piceno – sarà in scena nelle Marche anche a Pesaro (Teatro Rossini) il 26, 27 e 28 novembre, ad Osimo (Teatro La Nuova Fenice) il 7 febbraio e a Fabriano (Teatro Gentile) l’8 e 9 febbraio.


L’Ebreo è un testo che sviscera le miserie striscianti sotto la pelle dell’umanità con un linguaggio diretto ed efficace. Piccola storia di una coppia travolta da un evento tanto temuto quanto atteso, L'Ebreo è l’apologia della meschinità umana. Giovanni Clementi, bravo drammaturgo e maestro nell'uso del romanesco, con questa sua opera ha vinto il Premio Siae.Agis.Eti "per la simbiosi perfetta fra il tema, storicamente importante, ed il linguaggio teatrale diretto ed efficace, sottolineando la drammatica attualità dell’argomento".

“Era un po’ che io e Gianni – scrive Enrico Maria La Manna nelle note allo spettacolo - ci inseguivamo: quel suo saper raccontare storie, semplicemente storie, quel suo amore verso il dialetto romano, alzato finalmente a lingua, erede di Monicelli, Risi, ma ancor più di Age e Scalpelli e di Suso Cecchi D’Amico. E così io che amo la drammaturgia contemporanea resto folgorato da Gianni e parto con L’Ebreo.”

Era l’anno della nevicata a Roma, quella del ’56, anno in cui prende corpo la storia de L’Ebreo, premio Siae-Eti-Agis 2007, un dramma dal cuore di tenebra, che sfrutta il potenziale poetico e drammaturgico del dialetto romanesco per una delle pagine più cupe del nostro recente passato. Ma è anche un testo che indaga le pieghe dell’anima e mette a fuoco il grado di aberrazione che un essere umano può raggiungere pur di non rinunciare ai privilegi acquisiti. Negli anni ’40, con l’entrata in vigore delle leggi sulla discriminazione razziale emanate dal regime fascista, molti ebrei, presagendo un destino incerto, avevano pensato di mettere al riparo i loro beni da presumibili espropri, intestando le proprietà a prestanome fidati di razza ariana. Marcello Consalvi, al tempo oscuro ragioniere, è uno dei fortunati beneficiari; il suo Padrone, infatti, gli ha intestato tutte le proprietà. Insieme alla moglie Immacolata è entrato in possesso di un palazzo e di alcuni negozi, di cui si gode i frutti dalla tragica retata del 1943 nel ghetto di Roma. La ricca coppia, che vive ormai negli agi e in uno splendido appartamento, vede la propria esistenza borghese improvvisamente minacciata da un evento tanto temuto quanto atteso: qualcuno, tredici anni dopo, bussa alla loro porta, forse per reclamare beni e proprietà, e solo allora i due si ritrovano di fronte alla parte oscura del proprio animo. Decidono, così, di non aprire, barricarsi in casa e prendere tempo per trovare una soluzione che consenta loro di non perdere tutto e tornare all’ormai dimenticata vita grama. Immacolata - a suo tempo una povera sguattera senza più sogni che ogni giorno faticava duro per sopravvivere - crolla, i sensi di colpa esplodono, e subentra la paura, il terrore che fa emergere tutta la sua meschinità, ma, in fondo, anche la tenerezza dei diseredati. Da quel momento i colpi di scena si succedono fino ad un finale degno di un vero noir cinematografico.

Le scene dello spettacolo – prodotto da Mithos group – sono di Max Nocente, i costumi di Teresa Acone, le musiche di Pivio & Aldo De Scalzi, le luci di Stefano Pirandello e il disegno audio di Hubert Westkemper.

Inizio spettacoli ore 20.30. Per informazioni e biglietti (da 10 a 25 euro): biglietteria del Teatro 0736 244970, AMAT 071 2072439, www.amat.marche.it.

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